SINOPIARTE
ROBERTO CELLAI
IL CASTELLO DI RINUCCINO E IL POPOLO DI SANTA MARIA A FAELLA
(Notizie di un edificio scomparso e di un villaggio aperto nel Contado Fiorentino)
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IL CASTELLO DI FAELLA(*)
A partire da X secolo, un elemento che distingueva le strutture abitative medievali era sicuramente il castello, poiché rappresentava la parte essenziale dell’organizzazione territoriale. E’ ormai accertato che nel secolo XI tutto il contado fiorentino, un territorio esteso per circa 100 Km di lunghezza e con una larghezza media intorno ai 50 Km(1), era disseminato da questo tipo di insediamenti. Infatti “in qualunque luogo lo sguardo potesse spaziare lontano, doveva scorgere il profilo minaccioso di qualche castello. Di queste rocche troviamo prevalentemente notizia tra il 1050 e il 1200”(2). Gli storici e gli urbanisti si sono applicati, spesso anche in contrasto tra di loro, negli studi e nella identificazione di questi edifici. Lo storico Davidsohn(3) ha stabilito che nelle fonti medievali da lui consultate, i castelli menzionati nel periodo antecedente al 900 sono uno o due. Prima del 1000 il numero è diventato 11; prima del 1050 sono 52; prima del 1100 sono 130 e fino al 1200 sono 252. Repetti(4) ne indica un numero di circa 300. Francovich(5), per i secoli XII e XIII, invece, ne ha calcolato l’esistenza di 235. Oggi di queste strutture ben poco rimane, a causa del continuo rinnovamento e delle trasformazioni avvenute attraverso i secoli. Nella maggior parte dei casi restano pochi ruderi o sono totalmente scomparse.
Anche a Faella (Arezzo) esisteva un castello. Questo edificio era situato sulla cima di un poggio denominato Castellare (indicazione di castello abbandonato o distrutto) situato nei pressi della suddetta località: tav. 114, IV N.O. (I.G.M.); alt. mt. 173, in posizione di sprone a circa Km 3 dal fiume Arno che scorre a mt. 120 circa di altitudine; a 700 mt. dal torrente Faella, sulla cui riva destra sorge il paese omonimo.
Originariamente, secondo il Plesner, “il castello non aveva nulla in comune con i grandi possedimenti territoriali. Si trattava di una formazione sociale tutta speciale, di cui si deve cercare il modello nei campi di frontiera militare romani o bizantini, in cui aveva vissuto una popolazione libera che adempiva agli obblighi militari. I pochi rari antichi castelli anteriori al 1000 sono situati nelle antiche regioni di frontiera e risalgono probabilmente alle disposizioni strategiche dell’epoca in cui i bizantini organizzavano contro i longobardi la difesa della Romagna tra Roma e Ravenna ecc., o a disposizioni più antiche”(6), invece, l’origine e il totale sviluppo della maggior parte dei “castra” del territorio fiorentino è da ricercare nella difesa delle “corti” contro le invasioni saracene, ungare e anche normanne.
Anche per il castello di Faella, i sospetti toponomastici ci portano a presumere che si trattava del tipico insediamento nato dall’incastellatura di una corte. La località Castellare, infatti, appare come un vero avamposto al luogo significativamente denominato La Corte.
Le uniche fonti edite che parlano di questo castello sembrano essere quelle di Repetti, che asserisce: “ il luogo dove fu l’antico castello di Faella è situato sopra una piaggia di argilla cerulea sulle falde occidentali dell’Appennino di Prato-magno, fra il torr. Faella che gli resta a lev. e quello del Resco Simontano che rode la sua base a pon. La natura friabile del terreno, che costituisce le frastagliate colline di Pian-di-Scò, di Castel-Franco e di Terranova sulla ripa destra dell’Arno, ha cagionato l’intiera rovina dell’antico cast. di Faella al pari di quelli di Ostina, di Ganghereto e di varj altri, dei quali sono perdute, o restano appena vestigie. L’odierno borgo di Faella (…) è posto mezzo miglio a lev. del poggio, in cui esisteva il castello nominato, sulla ripa destra del torrente Faella (…)”(7). Sempre Repetti(8) ci narra: “nel 1168 di ottobre, un Renuccino figlio di Ranieri, stando nel suo castello di Faella fece promessa ai monaci di S. Salvatore di Safena di non recare molestie ad alcune terre e vigne di loro pertinenza situate nel piviere di Groppina”.
Nel 1204 il castello, o almeno il territorio dove era situato, sembra appartenere ad Aldobrandino di Tribaldo da Quona che lo cede ad Alberto di Ranieri dei Ricasoli. Infatti lo storico Passerini scrive: “fra i molti castelli –di Alberto dei Ricasoli- ereditati dal padre eravi quello ancora di Castellonchio in Val di Sieve, forse derivante dalla dote materna e questo vendè nel 1204 ad Aldobrandino di Tribaldo da Quona, con la giuri-sdizione civile e criminale, col mero e misto impero, ricevendone in compenso Pulicciano, Failla e Faella in Valdarno e quattromila lire di moneta pisana”(9). Le notizie si fermano qui. Soltanto da un “Decimario” parrocchiale del 1673 risulta che la struttura era stata trasformata in una casa colonica degli Altoviti di Firenze(10).
In mancanza di specifiche indicazioni, soltanto ricerche archeologiche nell’area Castellare potrebbero fornirci notizie più esaurienti. Già da semplici osservazioni colpiscono le caratteristiche della collina in questione. La sua regolarità geometrica, in tempi passati coltivata a oliveto, forse è dovuta dall’azione delle mura circolari di cui probabilmente era dotato l’edificio, determinandone la caratteristica conica. Le vegetazione si infittisce sulla sommità lievemente arrotondata, in corrispondenza dei presumibili ruderi, sviluppando un limitato bosco di acacie e altri arbusti. Una notevole quantità di detriti e di mattoni risultano interrati sulla parte centrale del bosco. I laterizi rilevati, di varie misure, sono di evidente struttura manuale (dimensioni di alcuni tipi di mattoni: lunghezza cm. 28,20, larghezza cm. 14; spessore cm. 4,80), forse attinenti alla trasformazione del castello nella casa colonica degli Altoviti e oggi anch’essa non più esistenti.
Note
*NdA: nel leggere questo capitolo si potranno riscontrare analogie e somiglianze con il testo del “L’antico castello di Faella” di Innocenzo Petrella, pubblicato nel volume “Faella”, S.E.F. 2003, a pagina 28. A suo tempo ho fatto rilevare all’Autore l’accaduto: mi venne riferito che lo scritto, anonimo, era custodito nell’archivio del Dr. Zenone. Anche le frasi attribuite allo stesso Dr. Zenone, alle pagine 31, 32 e 35, sono frutto esclusivo della presente ricerca. Ovviamente sono in possesso di tutte le prove per dimostrare quanto da me asserito.
1. J. PLESNER, “L’emigrazione dalla campagna”, cit.
2. R. DADIDSOHN, “Storia di Firenze”, cit., v.I p.451.
3. Ibid.
4. E. REPETTI, “Dizionario geografico”, cit.
5. R. FRANCOVICH,” I castelli del contado fiorentino”, cit.
6. J. PLESNER,” L’emigrazione dalla campagna”, cit., p.33.
7. E. REPETTI, “Dizionario geografico”, cit., v.II p.83.
8. Ibid., v.I p.193
9. L. PASSERINI, “Genealogia e storia della famiglia Ricasoli”, Cellini 1861, p.51.
10. G. RASPINI, cit., p.22.