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ROBERTO CELLAI

IL CASTELLO DI RINUCCINO E IL POPOLO DI SANTA MARIA A FAELLA

(Notizie di un edificio scomparso e di un villaggio aperto nel Contado Fiorentino)

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LA CORTE E IL “CHIESINO” DI SAN MICHELE A FAVILLA


Nel 568 dalla Pannonia (odierna Ungheria) la popolazione di origine germanica dei Longobardi scese in Italia. In un paese stremato dalle guerre e dalle carestie i Longobardi non ebbero impedimenti nel conquistare gran parte dell’Italia, escluso i territori della Chiesa romana e delle zone rimaste ai Bizantini. Il territorio conquistato venne suddiviso in ducati, quello del nord compreso la Toscana, fu nominato Longobardia Maior. A sud i ducati di Spoleto e Benevento formavano, invece, la Longobardia Minor.

Nella zona in questione scarseggiano gli indizi riferibili a questo periodo. La toponomastica, tuttavia, ci è d’aiuto per riscontrare l’esistenza di stanziamenti dell’epoca. In realtà qui esiste, come in altre parti della Toscana, il toponimo Brolio(1), collocato a poca distanza da Faella nel versante del Resco. Il nome del luogo deriva dalla voce germanica broilo che significa spazio ricco di vegetazione (orto). Di origine longobarda appare anche Forracava (denominazione spesso cangiata in Foracava), località posta di fronte a Faella nel Comune di Castelfranco di Sopra. Il vocabolo deriva dal longobardo furha che vuol dire spazio fra i solchi (fossato, burrone)(2) con l’aggiunta dell’aggettivo cava, grotta o buca. Montecarelli si può far risalire al nome personale germanico Carello(3).

Ai mutamenti causati dall’occupazione longobarda sembra non siano seguiti profondi mutamenti sociali. La stirpe germanica non apportò una vera e propria colonizzazione ma compenetrò nella consuetudine locale in modo puramente tradizionale, senza troppi cambiamenti. In questo periodo, infatti, la distribuzione della proprietà fondiaria, in Toscana e in molte parti dell’Occidente, si basava sulla curtis, retaggio della villa agraria romana. Il termine curtis, in italiano corte, poteva contraddistinguere la complessiva proprietà terriera, oppure la sede delle attività direttive o, addirittura, l’abitazione padronale. In Toscana, di solito, il suo territorio era compreso dai 9 ai 16 ettari, più o meno fortificati.

Anche nella zona adiacente a Faella il richiamo toponomastico a questo organismo economico e giuridico altomedievale è testimoniato dalla località La Corte. Si tratta di una località oggi scomparsa, collocata nei pressi della chiesa di San Michele a Favilla(5) e del distrutto castello di Faella(6). La posizione è indicata chiaramente, a occidente di Faella, in una pianta del Vicariato di S. Giovanni Valdarno risalente alla seconda metà del settecento(7). Anche l’intitolazione a San Michele della non più esistente chiesa di Favilla, è una dedicazione che possiamo ritenere anch’essa longobarda, infatti questo popolo considerava San Michele arcangelo il proprio protettore e custode della genuinità delle acque(8).

In Toscana, secondo specifici studi(9), nei secoli XIV e XV, i villaggi che scomparvero raggiunsero il 10% del totale. In altre regioni il numero fu ampiamente superiore. La chiesa di San Michele a Favilla scomparve dalla sfera religiosa nel 1312, a seguito della sua soppressione per motivi di agibilità e unita con la chiesa di Faella.

Questo edificio era stato eretto sulle friabili e pittoresche balze di Barberaia. Il ricordo popolare ci ha tramandato la sua esistenza e la defi-nizione chiesino con cui venne indicato, certamente per le sue modeste dimensioni.

Nella mancanza di precisi documenti, l’origine di questa chiesa è da ritenere longobarda a cagione, come accennato, del suo Santo titolare. La sua collocazione si avvicina molto a quelle esaminate da vari studiosi(10) e palesate come fondazioni religiose padronali, che non sono mai battesimali, situate entro l’antica villa che diventerà successivamente la curtis.

Il popolo di Favilla è elencato nelle liste del Libro di Montaperti(12), sotto la giurisdizione del plebato di Sco, con l’impegno di fornire due staia di grano alla Repubblica Fiorentina (1260). Nel 1276 pagò alla Chiesa 2 libbre e 3 soldi per la decima(13). Nel 1312 il vescovo di Fiesole, Tedice figlio di Neri di Aliotto Visdomini(14), unì San Michele di Favilla con Santa Maria a Faella(15). Nonostante questa fusione di carattere religioso, Firenze continuò a tassarla separatamente, nominandola con la denominazione originaria. Dai dati catastali del 1427(16), si può rilevare che Favilla aveva 16 capi famiglia, con un totale di 82 anime.



Note


  1. 1. S. PIERI, cit., p.228.


  1. 2.G. DEVOTO- G.C. OLI, “Nuovo vocabolario ill. lingua italiana”, F. LE MONNIER 1987.


  1. 3.S. PIERI, cit., p.208.


  1. 4.G. CHERUBINI, cit., p.62.


  1. 5.In Toscana sono molte le località denominate “La Corte” con annessa una chiesa intitolata a San Michele.


  1. 6.G. RASPINI, cit., P.23.


  1. 7.Biblioteca Moreniana, cit.


  1. 8.F. SCHNEIDER, “L’ordinamento pubblico della Toscana Medievale”, Firenze 1975°, p.179.


  1. 9.C. KLAPISCH ZUBER-J. DAY, “Villages désertés et histoire economique. XI e XVIII siècles”, Paris 1965;

   G. CHERUBINI, cit.


  1. 10. F. SCHNEIDER, cit., p.180.


  1. 11. S.PIERI, cit. p.362.


  1. 12. “Libro di Montaperti”, a cura di C. PAOLI, cit.


  1. 13. P. GUIDI, “Rationes  D. Italie. Tuscia”, I, cit.;

     M.GIUSTI-P. GUIDI, “Rationes D. Italie. Tuscia”, II, cit.


  1. 14. S. AMMIRATO, “Vescovi di Fiesole, di Volterra, e d’Arezzo”, Firenze 1637, p.31.


  1. 15. G. RASPINI, cit., p.6.


  1. 16. C. KLAPISCH-ZUBER, “Una carta del popolamento toscano”, cit.