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Colloquio con lo scrittore-poeta Ulisse Giovannuzzi e il pittore Furio Castellucci

U. “Furio, tu non dipingi in maniera normale, lo fai col tatto: sembra che sia una pittura brail.

F. In un certo senso è vero questi lavori hanno una qualità tattile, una propria epidermide.

U. Si resta affascinati dalla pelle delle figure, dai tessuti, dalle vegetazioni, e si nota un tocco di sensualità affettiva. La pelle di queste ragazze sembra emanare affettività da tutti i pori. Quello che fai con il pennello non sono ricamature, sono gentilezze, complimenti, come quelli che si fanno a un bambino accompagnandolo con una carezza.

F. Vero... ma si tratta di un affetto totalizzante, da non paragonare a quello che può esserci fra una persona e un'altra. É l'affetto, non un affetto. E questo non si può trovare negli scambi interumani, se non parzialmente, e quindi rappresenta un desideri inappagato. Inoltre se si osservano bene i quadri si può notare come la pelle della figura sia spesso equivalente a quella della pianta, e quindi c'è anche un mix tra mondo umano e mondo vegetale. E diventa un aspetto, non calcolato a priori, del tentativo di tradurre quanto più fedelmente possibile la sensazione che da origine al dipinto.

U. Insomma tu cerchi nel tatto anche l'armonia come sembra trasparire dalla ricerca delle pieghe dei vestiti, dei velluti. Eppure nelle tue tele c'è disordine: allora vuol dire che anche nel disordine c'è equilibrio.

F. Personalmente trovo armoniose anche certe asimmetrie. E comunque questo fondo di tratti armonici nel disordine nasce dalla naturale ricerca dell'armonia stessa che ognuno di noi, pur avendola dentro, spesso è costretto a cercare nel caos dispersivo degli eventi e dei pensieri, delle sensazioni che si legano a essi.

U. Si dice che la vera arte sia il desiderio, la speranza. Allora tu che fai arte, dipingi quello che desideri. Condividi questo punto di vista?

F. Non completamente. Per sintetizzare il mio pensiero ti cito una frase che ho sentito anni fa e che mi è sempre rimasta in mente. Dice che due sono le dannazioni dell'uomo: Primo desiderare ciò che non ha e desiderarlo ardentemente, secondo raggiungere quello che desidera. Quindi è un po' un circolo vizioso. Tutti i quadri che ho dipinto e che dipingerò sono e saranno solo frammenti, approssimazioni quanto più vicine possibile a un nucleo che, pur essendo evidente in me, non è esattamente traducibile. É per questo che dipingere porta a momenti di grande felicità ma anche di grande sconforto. La pittura, insomma, può essere un'attività inebriante a momenti, ma non rasserenante.

U. Ritengo comunque che chi cerca l'armonia e punta a raffigurare in modo materiale qualcosa di spirituale è obbligato a percorrere una strada nell'arte. Nei tuoi quadri questo percorso lo si ritrova in una donna in ginocchio o in un'altra che apre le braccia come una madonna. É il cercare di descrivere un infinito quotidiano. Concordi?

F. Certo. Anche se va specificato che la spiritualità artistica può non essere direttamente un riferimento religioso. É la sacralità, a volte la ritualità, ma non la religione.

U. Allora è quello che è sacro, intoccabile, eterno, quello che cerchi.

F. In un certo senso. Quello che fanno gli artisti, in certi aspetti, anche pratici, si avvicina agli atteggiamenti tipici degli asceti. E questo perché, in entrambi i mondi, c'è sempre un punto di contatto con uno stato di purezza.

U. Nei tuoi quadri c'è una luce lunare da cui traspare anche l'ispirazione che hai, e molto spesso notturna.

F. Una pelle notturna, è vero, ma anche perché certe figure non si possono propriamente definire persone in quanto che da loro non traspaiono sentimenti quotidiani: c'è un momento di pausa, qualcosa che si ferma, come un sogno, la notte. E anche i colori sono mentali: che assorbono, che ti prendono. La cosa, comunque, è voluta.

U. E va sottolineata anche la delicatezza dei tratti …

F. E' una cosa naturale visto che,cercando certe proprietà, si viene in contatto non mediato con la propria sensibilità. Nel tipo di tratto c'e' anche una ricerca di forme ideali, in questo caso femminili; Un archetipo mentale difficilissimo da' tradurre in forme concrete.Un momento d’ispirazione, di lucidità creativa, é solo parzialmente trasferibile su una tela. E' come essere sopra, o sotto, le righe e dover riportare il tutto tra le righe, affinché il tutto sia leggibile. E' un altro mondo rispetto a quello che convenzionalmente diamo per vero, per ovvio, e quindi scontato.

U. Insomma,e' un po' il mettere su' carta,o su' tela,certi momenti di lucido oblio…

F. Esatto”.