SINOPIARTE
ROBERTO CELLAI
IL CASTELLO DI RINUCCINO E IL POPOLO DI SANTA MARIA A FAELLA
(Notizie di un edificio scomparso e di un villaggio aperto nel Contado Fiorentino)
LA VIABILITA’
Le notizie relative alla viabilità medievale appaiono piuttosto carenti. Sembra che la rete stradale impiantata dai romani, sia rimasta utiliz-zabile fino agli anni di Teodorico (488) per poi deteriorarsi completamente durante il dominio longobardo. Comunque anche se le strade a lungo tragitto erano poche e deteriorate, certamente doveva essere sviluppata una limitata viabilità minore.
Nel Valdarno Superiore, due erano i principali tracciati stradali che univano Firenze e Fiesole con Arezzo e quindi con l’antica Etruria. Questi due tracciati, come già detto, si sviluppavano a mezza costa. Uno sulla riva destra dell’Arno e l’altro, a circa la stessa altezza, sulla riva sinistra.
La prima strada, la consolare romana Cassia Vetus(1), abbiamo già visto che corrisponde, grossomodo, all’attuale strada dei Sette Ponti. Mentre l’altra, una successiva diramazione della stessa Cassia, partendo da Firenze raggiungeva Ricorboli, Ponte a Ema, Cintoia, Ponte agli Stolli, Gaville, Cavriglia, Bucine, Arezzo(2).
Nella nostra zona è ormai appurato che sulla riva destra dell’Arno, a un’altezza di 200/300 metri sul livello del mare “si offriva l’unica possibilità di tracciare una strada, quando la pianura stessa del fiume non era praticabile”(3) . Questa possibilità, realizzata dai romani (forse su tracciato etrusco), strutturò la chiesa battesimale di Sco in relazione, appunto, alle necessità viabili. Sicuramente a questo plebato doveva competere la manutenzione della stessa Cassia(4) all’interno dei propri territori che si spingevano fino ai confini diocesani.
Indubbiamente dovevano esistere anche vie minori, o più semplicemente sentieri e mulattiere, che dall’altopiano dove si arrampicava la via maestra scendevano in direzione dell’Arno.
La chiesa di S. Miniato a Sco e quella di S. Iacopo a Montecarelli spingevano, infatti, la competenza del piviere verso i limiti della fascia collinare che declinava in direzione della valle(5). Da Montecarelli si scendeva a Faella, in direzione dello Stagi o verso Rantigioni. Con probabilità il processo che favorì questo tracciato verso il fondovalle ebbe inizio durante il rigoglio medievale che permise anche lo sviluppo del vicino borgo-mercato di Figline Valdarno. Faella, quindi, collocava il piviere di Sco a pochi chilometri dall’Arno, quasi a stretto contatto con i centri che, ormai, sorgevano nella valle.
E’ certo che nelle vicinanze dell’attuale ponte sull’Arno di Figline, esisteva il guado del fiume anche in tempi remoti(6), tant’è vero che i territori collocati sulla riva destra, fino alla località Montalpero, appartenevano al popolo del Castello di Guineldo(7), fortilizio ubicato sulla riva sinistra in prossimità del nucleo abitativo di Figline.
Da Faella si arrivava nel Piano, in prossimità dell’Arno, tramite la strada de Le Chiuse che valicava la collina Ontaneto. Da qui si poteva raggiungere il suddetto guado, oppure proseguire da La Vecchia, Rona, Prulli e Cetina per arrivare a Incisa dove esisteva un ponte per l’attra-versamento del fiume.
La fondazione di Castelfranco, nel 1299, deve aver apportato anche una limitata potenzialità stradale. Infatti “fu nel ‘200 che il sistema delle strade in pianura vinse finalmente quell’altro sistema antico delle strade in collina”(8). Provenendo da Figline la via più naturale per arrivare a Castelfranco appare quella che, oltrepassate Le Chiuse, in prossimità del borgo di Faella doveva attraversare l’omonimo torrente e dirigersi verso i Poggi. Qui una serie di sentieri, qualcuno ancora oggi percorribile, conducevano da Pratiglioni a La Bornia, alla Sala Piccola e al Paretaio, arrivando infine a Castelfranco. Anche la “Pianta del Vicariato di S. Giovanni”(9), pur nella sua inesattezza, sembra indicare questa ipotesi.
Note
1. R. STOPANI, “La viabilità medievale nel Chianti” in “Il Chianti” II, C.S. St. Chiantigiani 1985;
Ibid.,” Il Contado Fiorentino nella seoonda metà del Dugento”, Salimbeni 1979;
J. PLESNER, “Una rivoluzione stradale”, cit. p.49.
2. A. BOSSINI, “Storia di Figline e del Valdarno Superiore”, Ind.Tipografica Fiorentina 1970;
J. PLESNER, “Una rivoluzione stradale”, cit., p.55.
3. Ibid., p.53
4. MORETTI-RUSCHI-STOPANI, “Primo incontro con la Toscana del Medioevo”, cit., p.25: “E’ stato in precedenza detto della pieve e del suo territorio (il piviere o plebato), come una struttura di base dell’organizzazione ecclesiastica della diocesi. Per la sua derivazione dai modelli amministrativi romani la pieve seguitò per tradizione a svolgere funzioni di carattere laico, come la cura e la manutenzione delle strade pubbliche poste nel suo ambito territoriale”.
5.A Montecarelli e Codilungo, in alcuni muri di protezione che fiancheggiavano il sentiero per evitare il sottostante precipizio, erano infisse, dalla parte sospesa nel vuoto, alcune campanelle di ferro che, la tradizione orale, portava a credere servissero per ormeggiare le barche quando la valle era un lago.
6. Il porto fluviale di Figline Valdarno è ricordato dal XII sec., Cfr. F. BERTI- M. MANTOVANI, “Statuti di Figline”, Blanche Grafica Ed., 1985.
7. R. FRANCOVICH, “I castelli del contado fiorentino nei secoli XII e XIII”, CLUSF 1973.
8. J. PLESNER, “Una rivoluzione stradale”, cit. p.88.
9. Biblioteca Moreniana, “Fondo Acquisti diversi”, ms.141 c.32.
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